New York in affanno tra crisi e abbandoni



«I department store restano il punto di forza del sistema moda statunitense – osserva Chiara Boni, che da anni ha scelto New York come passerella per la sua linea La Petit Robe -. Sono anche una garanzia per le aziende che vi collaborano in termini di capillarità della distribuzione, numero di ordini e affidabilità nei pagamenti. Io continuo a scegliere New York perché gli Stati Uniti sono il mio primo mercato». E questo nonostante, specie nelle ultime settimane, la fashion week di New York sia stata tacciata di essere in piena crisi: «Personalmente non la avverto – prosegue -, ma certo è in fase di evoluzione. E scelte come quella di Tom Ford, presidente della Cfda, di sfilare a Los Angeles (si veda l’articolo in pagina, ndr) certamente non sono utili al sistema».

Da Tom Ford a Jeremy Scott: i grandi assenti

Come i department store sono impegnati per sopravvivere alla “retail apocalypse”, l’edizione appena conclusa della New York Fashion Week non è mai sembrata così in affanno, soprattutto a causa di defezioni celebri come quella di Tom Ford, appunto, ma anche di Ralph Lauren, che non mancava da 50 anni, o di Jeremy Scott, annunciata appena due settimane prima della sfilata. L’evento paga anche una certa complessità organizzativa, a partire dal doppio calendario, quello dell’organizzatore Img e quello del Cfda. Entrambi, peraltro, da sei anni sono in causa contro un’oscura società di ticketing, Fashion Week Inc., proprio per l’utilizzo della stessa dicitura “New York Fashion Week”, che sarebbe stata depositata legalmente dalla società nel 2013 (il nome ufficiale dell’evento è, al momento, “NYFW: The Shows”).

Il nuovo hub del made in New York

Gli scontri sono anche di natura immobiliare: dopo aver rivisto una legge del 1987 che impediva di aprire attività non attinenti alla manifattura di moda nel Garment District, l’amministrazione de Blasio ha lanciato un progetto da 140 milioni di $ per un fashion hub di 19 ettari a Sunset Park, Brooklyn, dedicato al “made in New York”. Un piano che ha suscitato le proteste delle aziende del vecchio distretto, oggi circa 400 e calate del 95% rispetto agli anni d’oro 50 e 60: gli affitti sono sempre più alti (anche a causa della vicina Hudson Yards) ed è difficile mantenere la produzione dove la paga oraria media è la più elevata del Paese (circa 18 dollari secondo il Census Bureau). Il nuovo hub dovrebbe comunque aprire entro quest’anno e proverà a dimostrare come New York, nonostante tutto, consenta ancora alla sua moda di restare «in cima alla vetta», come cantava Frank Sinatra.

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