“Mo so’ c*** tuoi, come insegna Palamara, in Italia…” – Libero Quotidiano



Vittorio Feltri

14 agosto 2020

 La mannaia della Giustizia non trascura nessuno, neanche Conte e vari titolari di dicastero: Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza. Tutti indagati come un Salvini qualsiasi. Gli sta meglio di un vestito nuovo il provvedimento che li ha colpiti. Non vuol dire che la metà del Consiglio dei ministri verrà condannato. Intanto però si comincia ad investigare, poi si vedrà. I reati ipotizzati sono parecchi e riguardano la gestione della pandemia che sarebbe avvenuta, a giudizio dei denuncianti, in violazione delle norme. I dettagli della vicenda il lettore li trova nei servizi dedicati. Io mi limito a sorridere quando scopro che il premier, appresa la notizia dell’indagine, afferma che lui stesso e i suoi colleghi saranno prosciolti.

Cosa probabile purché a deciderla sarà la magistratura e non i politici sotto inchiesta. Il nostro Paese è in balìa delle toghe, come insegna Palamara, e anche nella presente circostanza saranno esse a provvedere e non certo gli inquisiti i quali saranno chiamati a difendersi e non ad autoassolversi. Si tratta di attendere le mosse dei pm che sono lupi travestiti da agnelli: più che belare di solito mordono le chiappe ai “clienti”. Non auguriamo il male a nessuno, neppure a Conte, benché questi secondo molti italiani abbia agito non male, bensì malissimo in occasione del diffondersi del Covid. Possiamo aggiungere: chi di pandette ferisce di pandette perisce. Il Parlamento ha voluto a ogni costo mandare alla sbarra Salvini, attribuendogli reati inesistenti e comunque commessi dall’intero esecutivo, ed ora non stupisce che in base a una logica giustizialista, mezzo gabinetto grillino e rosso sia sotto l’occhio poco benevolo di giudici e similari. È la prima volta nella tribolata storia repubblicana che mezzo governo sia chiamato a discolparsi e già tale particolare fa scalpore.

 

 

Ce n’è abbastanza per allarmare l’opinione pubblica che, per altro, negli ultimi tempi ha manifestato insofferenza nei confronti di chi li amministra. Le boiate di Palazzo Chigi non si contano più: bonus a destra e manca senza un criterio di equità, l’INPS che regala quattrini e non controlla in quali tasche sono destinati, la cassa integrazione guadagni che ha il braccino corto, gli attriti tra regioni e governo sulle zone rosse e sulle mascherine, insomma un casino infernale, le responsabilità del quale sono state scaricate sul presidente della Lombardia che in realtà non c’entra un tubo. Caro premier, come si dice dalle tue parti foggiane, mo so’ cazzi tuoi.