Il passaggio devastante del Ciclone Harry sulle coste del Mezzogiorno non ha sollevato soltanto detriti e fango, ma ha fatto emergere una voragine normativa che rischia di trasformarsi in un incubo burocratico per migliaia di piccoli e medi imprenditori. Al centro della tempesta non c’è solo il clima, ma il nuovo sistema delle polizze catastrofali obbligatorie, uno strumento che, alla sua prima prova reale, sta mostrando crepe strutturali allarmanti.
Un obbligo senza protezione: l’allarme di Assoutenti
Le recenti dichiarazioni istituzionali, che sembrano voler vincolare l’erogazione dei ristori pubblici all’esistenza di una copertura assicurativa, hanno scatenato la durissima reazione di Assoutenti. Il presidente dell’associazione, Gabriele Melluso, non ha usato giri di parole per definire l’attuale impianto come un potenziale “fattore di disuguaglianza sociale ed economica”.
Secondo Melluso, siamo di fronte a un sistema ancora “chiaramente sperimentale” che viene utilizzato impropriamente per dividere le imprese in meritevoli e non meritevoli di aiuti. “Utilizzare oggi questo strumento per discriminare tra imprese ‘meritevoli’ o meno di ristori pubblici è profondamente sbagliato“, ha dichiarato il presidente, sottolineando come l’obbligo di legge non trovi una corrispondenza in una “copertura reale ed efficace dei rischi che colpiscono il territorio”.
Il cuore della polemica risiede nell’elenco degli eventi coperti dalla normativa vigente. La legge prevede l’obbligo assicurativo per terremoti, frane, inondazioni ed esondazioni. Ma la realtà del Ciclone Harry ha presentato un conto diverso: mareggiate distruttive e acquazzoni devastanti e improvvisi.
Melluso evidenzia una contraddizione brutale: “Da un lato si impone un obbligo alle imprese, dall’altro si escludono dalla copertura proprio quegli eventi che oggi producono i danni più rilevanti“. Fenomeni come la penetrazione di acqua marina o gli allagamenti improvvisi causati da piogge brevi ma violentissime restano fuori dai contratti standard. “È un paradosso evidente“, ribadisce il presidente di Assoutenti. “Eventi che oggi vengono definiti ‘estremi’ ma che in realtà sono diventati ordinari, restano fuori dalla copertura assicurativa“.
A rincarare la dose è intervenuta Confesercenti, puntando il dito contro le parole del Ministro Musumeci. L’invito governativo a verificare quante attività siano state assicurate prima di stanziare aiuti è stato accolto con sconcerto. La polizza ‘cat nat’, per come è concepita oggi, non copre le mareggiate, ovvero la causa principale dei danni del Ciclone Harry in Sicilia, Sardegna e Calabria.
“Chi si è assicurato“, spiega Confesercenti in una nota, “rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno“. Il risultato? Un sistema incoerente che, invece di accelerare la ricostruzione, “aggiunge confusione” a una situazione già drammatica.
La critica più profonda sollevata dai consumatori riguarda però la filosofia stessa della norma. C’è il sospetto che le polizze catastrofali siano una “scusa surrettizia” per ridurre l’intervento dello Stato e spostare sui privati il costo di decenni di mancata prevenzione.
“Le assicurazioni non fermano frane, alluvioni o mareggiate: le fermano le scelte politiche“, conclude Melluso. Se il settore assicurativo diventa lo scudo dietro cui il decisore pubblico si nasconde per evitare investimenti nelle strategie di adattamento climatico, allora lo strumento va “sospeso o ripensato radicalmente”.
Per uscire da questo vicolo cieco, le rappresentanze dei consumatori e delle imprese chiedono a gran voce l’apertura di un tavolo di confronto con il Governo. L’obiettivo è colmare il vuoto normativo e garantire che le polizze obbligatorie non siano solo un ulteriore costo fisso per le aziende, ma una garanzia reale di sopravvivenza di fronte a un clima che non fa più sconti a nessuno.


