BELPASSO (CT) – Un “muro” di rifiuti alto nove metri, fumi tossici notturni e acque chimiche sversate nell’ambiente senza alcun filtraggio. È questo lo scenario emerso dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Catania che ha portato al sequestro preventivo di Etnaland, il parco acquatico più grande del Sud Italia.
L’operazione, illustrata in conferenza stampa dal Procuratore Capo Francesco Curcio e dal Contrammiraglio Raffaele Macauda, mette sotto scacco la gestione della struttura di contrada Valcorrente, contestando reati pesantissimi al titolare, Francesco Andrea Russello, e alla società Etnaland srl.
L’indagine: dai sorvoli ai sigilli
Tutto ha inizio nell’agosto del 2022. Durante un sorvolo di routine per il monitoraggio ambientale, la Guardia Costiera nota anomalie macroscopiche in un terreno agricolo adiacente al parco: enormi scavi e accumuli di spazzatura proprio nel momento di massimo afflusso di turisti.
Le successive attività di videosorveglianza hanno confermato il sospetto degli inquirenti: una volta chiuso il parco al pubblico, i rifiuti venivano trasportati nel terreno vicino, accumulati e metodicamente bruciati durante la notte per occultarne le tracce. Un sistema che, secondo la Procura, andava avanti da anni, trasformando un’area destinata alla semina in una discarica abusiva di rifiuti solidi urbani e speciali.
Le violazioni: acque tossiche e autorizzazioni scadute
Oltre alla gestione dei rifiuti, il quadro investigativo si è aggravato con l’analisi del sistema idrico. È emerso che Etnaland operava con un’autorizzazione allo scarico rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019.
Nonostante i numerosi ampliamenti della struttura, il parco non si sarebbe mai dotato di adeguati impianti di depurazione. Di conseguenza, le acque delle piscine, cariche di agenti chimici necessari alla balneazione, venivano smaltite in parte in un laghetto artificiale senza alcun trattamento preventivo, con rischi concreti per il sottosuolo e la salute pubblica.
Le parole del Procuratore: «Manca la prevenzione»
Dura la posizione del Procuratore Francesco Curcio, che ha sottolineato come la tutela dell’economia non possa prescindere dal rispetto delle regole:
“Siamo intervenuti non per bloccare le attività economiche, di cui il territorio ha bisogno, ma perché queste devono essere compatibili con l’ambiente. Se ci fosse stata prevenzione e monitoraggio su un’azienda così importante, questi illeciti macroscopici non sarebbero proseguiti per anni.”
Il futuro del parco: le condizioni per la riapertura
Il Gip ha disposto il sequestro preventivo, ma ha anche dettato stringenti prescrizioni che la società dovrà seguire per poter tornare operativa. Per riaprire i cancelli, Etnaland dovrà mettere a norma tutti gli impianti di depurazione, ottenere le autorizzazioni ambientali mancanti e avviare la bonifica integrale dei terreni contaminati dai rifiuti interrati e bruciati.
Mentre il danno ambientale è ancora in fase di quantificazione, resta l’amaro in bocca per una realtà d’eccellenza siciliana travolta da un’indagine che il Procuratore definisce non “di serie B”, ma fondamentale per la salvaguardia del territorio etneo.


