Gli acroliti di Demetra e Kore (foto: wikipedia.it)
AIDONE – Trafugati alla fine degli anni Settanta dall’area archeologica di Morgantina, gli acroliti delle dee Demetra e Kore e la Testa di Ade sono finalmente tornati a casa, rispettivamente nel dicembre del 2009 e nel gennaio del 2016. Un destino che sembra la trasposizione reale del mito del ratto di Proserpina, a cui tali creazioni sono legate. Come Kore, strappata alla madre e condotta negli Inferi da Ade, anche questi capolavori vennero sottratti al loro luogo natio e trasportati altrove.
Demetra, però, con l’aiuto di Zeus, riuscì a liberare la figlia, a condizione che trascorresse sei mesi all’anno con colui che la rapì. Un’assenza che generava il freddo sulla terra, mentre il suo ritorno segnava il risveglio della natura. Così si è originato il ciclo delle stagioni. Esattamente ciò che è accaduto con i beni illecitamente prelevati, ricollocati in Sicilia dopo la risoluzione di un lungo e complesso contenzioso tra Italia e Stati Uniti, pronti a risplendere grazie a un inedito allestimento all’interno del Museo Regionale di Aidone.
Per celebrarne la restituzione, la sala Acroliti e Ade si è rifatta il look. Le sculture dedicate alle dee delle messi e del rinnovamento perenne della vita sono ora accolte in un’atmosfera suggestiva, densa di misticismo e fascino. Un’ambientazione capace di evocare la sacralità del santuario di San Francesco Bisconti, il sito in cui le opere furono venerate sin dall’epoca greca arcaica (VI secolo a.C.) e poi in quella ellenistica (III secolo a.C.).
Ad accompagnare i visitatori in un viaggio immersivo è uno scenario straordinario. Un sacello – spazio consacrato alle divinità, intimo e raccolto – conferisce agli acroliti una dimensione in sintonia con la loro essenza ieratica. Una nuova vestizione per Demetra e Kore, curata dalla stilista catanese Marella Ferrara, una sapiente illuminazione e una musica avvolgente completano un’esposizione dall’alto valore contemplativo. Per l’occasione, l’associazione International Inner Wheel Italia Distretto 211 ha sponsorizzato la costruzione di una teca rinnovata per la Testa di Ade.
Nell’estate del 1979, ad Aidone, in provincia di Enna, si diffuse la voce del ritrovamento clandestino di una serie di elementi scultorei in marmo nella contrada San Francesco Bisconti. Tuttavia, gli scavi ufficiali avviati in autunno non confermarono la scoperta. Qualche anno dopo, a New York, emerse che un collezionista aveva ottenuto delle realizzazioni attribuibili agli acroliti delle dee Demetra e Kore, ovvero statue con le estremità (teste, mani e piedi) in pietra e il resto del corpo, in materiale meno pregiato, rivestito di abiti in stoffa. A riconoscerle, nel 1986 al John Paul Getty Museum di Malibù, fu un membro della missione archeologica statunitense di Morgantina.
Nel 1988, in seguito a una denuncia della Procura della Repubblica di Enna, che ne segnalò la presenza al prestigioso museo californiano, il suddetto le riconsegnò all’anonimo proprietario. Successivamente, le indagini permisero l’identificazione dei testimoni, degli intermediari – tra cui il famoso antiquario Robin Symes – e del miliardario Maurice Tempelsman, individuato come acquirente finale. Ciononostante, le trattative per il recupero non ebbero esito positivo fino al 2002, quando il magnate belga donò i controversi cimeli al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, imponendo il divieto di riportarli in Italia per almeno cinque anni. Nel 2008, decorso tale termine, l’ateneo fondato il 25 gennaio 1819 da Thomas Jefferson organizzò un convegno sugli acroliti, occupandosi del rientro nel Paese d’origine.
Ultima a essere riposizionata nella sua sede naturale fu la Testa di Ade, un manufatto in terracotta caratterizzato da boccoli rossi e da un volto con la barba azzurra increspata. Ad acquistare il pezzo noto anche come Barbablù fu il John Paul Getty Museum nel 1985, versando circa 500 mila dollari a Tempelsman. In virtù del lavoro di due studiose siciliane, Lucia Ferruzza e Serena Raffiotta, che associarono un ricciolo mancante dell’effigie a un reperto sequestrato dai carabinieri presso il santuario di Demetra e Kore, e alle ricerche di un archeologo statunitense, che ne rintracciò altri tre, fu possibile confrontare i frammenti e stabilire con certezza la provenienza della testa.
“Il Museo Regionale di Aidone oggi riesce ancora meglio, e con maggiore enfasi, a raccontare la vicenda di questi reperti, dal trafugamento al loro ritorno in Sicilia”, ha dichiarato l’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato. “Un museo pensato non più soltanto in qualità di custode della storia, della memoria e della bellezza, ma anche come luogo simbolo di legalità.”
“Tutto ciò è stato possibile mediante la creazione di una rete tra pubblico e privato”, ha sottolineato il direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, Carmelo Nicotra. “Una collaborazione accomunata da un solo sentire: valorizzare capolavori dell’arte greca e promuovere un posto unico al mondo, che merita di essere conosciuto e visitato. Tra le opere più preziose presenti nel museo ricordiamo anche la Dea di Morgantina, collocata al piano terra del sito. Desidero dunque ringraziare chiunque si sia prodigato per il raggiungimento di questo importante traguardo.”
(fonte: comunicato stampa)
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