Santa Teresa di Riva – Ci sono momenti nella vita di una comunità in cui il codice degli appalti e la burocrazia deve misurarsi con il codice della sopravvivenza. A Santa Teresa di Riva, mutilata dal ciclone Harry, quel momento è arrivato. Con il lungomare trasformato in un cimitero di asfalto e voragini, la viabilità verso Messina è diventata un calvario di dirottamenti e strettoie.
L’unica via è l’utilizzo della panoramica, circa 40 i minuti di percorrenza. Troppi se si considera un’ambulanza che deve prestare soccorso. Poi, l’interdizione ai mezzi pesanti: le dimensioni di autobus e camion non consento di superare l’imbuto di via Sparagonà. Ma nell’emergenza affiora la figura di un primo cittadino che ha deciso di non attendere i tempi biblici della burocrazia: Danilo Lo Giudice.
Da due giorni, sulla scrivania della Prefetta di Messina, Cosima Di Stani, e dei vertici della Protezione Civile, scotta un dossier che non è solo una soluzione tecnica, ma un atto di coraggio politico. Il piano, elaborato in tempi record dal sindaco insieme all’ingegnere Onofrio Crisafulli, punta dritto al cuore di un problema annoso: creare un’arteria di scarico che congiunga via Sparagonà direttamente al lungomare e, di riflesso, alla Statale 114. Si tratta di un segmento di appena 300 metri che consente di prolungare una strada che costeggia il torrente Savoca, ma il suo valore strategico è immenso.

L’opera permetterebbe ai mezzi pesanti di fluire liberamente. Soprattutto, il progetto prevede il passaggio sotto l’asse ferroviario con un’altezza utile superiore ai tre metri: un dettaglio tecnico che risolverebbe i colli di bottiglia che da decenni strozzano il traffico locale.
La cifra per realizzare l’infrastruttura è di 690mila euro. Una somma che Lo Giudice è pronto a impegnare immediatamente attraverso lo strumento della somma urgenza. Le sue parole, pronunciate con la stanchezza di chi non dorme da giorni ma con la fermezza di un leader, suonano come un out-out:
«Aspetterò un paio di giorni per consentire alle istituzioni di valutare il progetto. Se lo attueranno bene, altrimenti sono pronto a prendermi la responsabilità per tutelare la mia comunità. Capisco che esiste la burocrazia, ma non si può pensare di lasciar affondare un territorio sotto il peso dei ritardi. Siamo stanchi, ma non molliamo di un solo centimetro. In tre mesi questa strada deve essere realtà».
Intervista a Danilo Lo Giudice


