NISCEMI – La terra continua a tremare e a scivolare sotto i piedi dei residenti di Niscemi. Già dopo poche ore dal terribile evento di domenica 25 gennaio, la situazione nel quartiere Santa Croci si è ulteriormente aggravata. Nuovi cedimenti hanno spinto il fango e i detriti ancora più a valle, trasformando il panorama in uno scenario spettrale: un “canyon” con una parete verticale alta 150 metri che minaccia l’intero centro abitato.
Le notizie che arrivano dal monitoraggio costante dei geologi e dei tecnici non sono rassicuranti. Salvo Cocina, direttore generale della Protezione Civile siciliana, è stato categorico: le abitazioni rimaste sospese sull’abisso sono «inevitabilmente condannate al crollo».
Per garantire la sicurezza dei cittadini, il sindaco Massimiliano Conti ha dovuto firmare un’ordinanza d’urgenza per estendere la fascia di rispetto da 100 a 150 metri dalla linea sommitale della frana. Questa decisione ha innalzato drasticamente il numero degli evacuati: dalle iniziali 1.000 persone si è passati a 1.500 residenti costretti ad abbandonare le proprie mura.
Mentre la palestra comunale è stata allestita come centro di prima accoglienza con il supporto della Protezione Civile, la rete di solidarietà locale si è attivata immediatamente. Molti degli sfollati hanno trovato rifugio presso amici, parenti o in seconde case. Tuttavia, il problema reale riguarda il futuro a lungo termine.
«Gran parte di queste case non potrà essere recuperata», ha ammesso Cocina, suggerendo come soluzione più rapida l’erogazione di contributi diretti ai cittadini per l’acquisto di immobili già esistenti e sfitti nei paesi limitrofi, evitando così lungaggini burocratiche per nuove costruzioni.
In una diretta Facebook carica di emozione, il sindaco Conti ha cercato di rassicurare la popolazione pur non nascondendo la gravità dei fatti: «È una tragedia che ci segnerà per anni. Siamo qui a gestire l’emergenza con un sistema di sicurezza totale, ma chiedo a tutti di mantenere la calma».
Il primo cittadino ha confermato che la situazione è sotto osservazione continua tramite sorvoli e sensori.
In queste ore si attende di capire se il fronte stabilizzerà la sua corsa o se l’erosione continuerà a divorare il quartiere. Resta il dolore di una comunità che vede letteralmente sparire nel vuoto i sacrifici di una vita, in un evento che ha trasformato una domenica di gennaio in uno spartiacque indelebile per la storia di Niscemi.


