Santa Teresa di Riva – Ci sono sere in cui l’aria, dentro un palazzetto, cambia consistenza. Diventa densa, elettrica, carica di un presagio che non ammette repliche. Al “Palabucalo” è andata in scena una di quelle recite che riconciliano con l’idea del limite: quello che l’Aquila Bronte, ex capolista dal volo fin qui regale, ha scoperto di avere di fronte a una Jonica Volley in stato di grazia. Finisce 3-0. Ma i numeri, si sa, sono freddi. La realtà è stata uno schiaffo secco, di quelli che lasciano il segno rosso sulla guancia e il ronzio nelle orecchie.
L’inizio è un saliscendi di emozioni, un punto a punto che pare una partita a scacchi giocata con la clava. Scuffia e Torre provano a dettare i tempi del match, ma dall’altra parte del filo spinato c’è una Jonica che non trema. Schipilliti al centro è una sentenza emessa senza diritto di appello, Fijaka graffia in parallela con la ferocia di chi non vuole prigionieri. Sul 20-20 c’è un muro di Schifilliti e subito dopo Torre in pipe attacca out. È il 22-20 che decreta anche un time-out ospite. Nel finale le gambe dei santateresini non tremano e Chiesa suggella il 25-22 con un ace.
Nel secondo atto, Bronte prova a rientrare. Chiesa dai nove metri piazza altri due ace che valgono il 6-4 e con l’errore al servizio degli etnei il gap si fa più consistente 8-4. Gli ospiti non demordono e ricuciono 14-14 con il diagonale di Scuffia. Il muro santateresino torna a funzionare e Yuri Testagrossa ferma Vittori prima e Scuffia dopo. Il tabellone segna il 19-15. La Jonica continua a martellare è Chiesa sigla il 25-17 con un attacco dalla seconda linea.
Nell’ultimo set, le ali dell’Aquila sono definitivamente spezzate. Non c’è storia. Salgono in cattedra i ragazzi di Patti. Una sequenza devastante di ace dai nove metri: prima Schifilliti, poi la grandine firmata Chiesa. Il tabellone è un cronometro impazzito che corre verso il traguardo: 18-9 con Fijaka che decolla in pipe, un gesto bianco e bellissimo, prima che Alaimo metta il sigillo finale. 25-13. Cala il sipario, restano gli applausi. Golia è a terra, la Jonica vola.


