LETOJANNI. Ventotto marzo 1976. Ventotto marzo 2026. Due date, ma soprattutto due punti fondamentali e nevralgici da cui partire per riscoprire un artista che ha dato tanto e continua a farlo in termini di visibilità all’Italia. In modo particolare a Taormina e Letojanni. In questo lembo di terra a metà strada tra lo Stretto di Messina e Catania, negli anni ’60 del Novecento innumerevoli intellettuali delle Avanguardie artistiche del Dopoguerra giunsero a immortalare i panorami mozzafiato che fanno della zona jonica un autentico crogiuolo di cultura e bellezza. E a distanza di 50 anni dalla morte di uno dei più importanti tra essi ecco che è necessario porsi una domanda lecita: che fine ha fatto Corrado Cagli e la sua eredità di artista della “Scuola Romana”? Per rispondere a questo quesito, bisognerebbe riesumare il compianto avvocato Carmelo Salvatore Rammi, ex sindaco del centro di Letojanni che nel 1981, a cinque anni dalla morte di Cagli, inaugurò per la prima volta una collettiva di pittura intitolata all’artista marchigiano. Seguito nel 1986 da un’altra collettiva organizzata a Taormina dagli allora amministratori della Perla dello Jonio. Ma di questa storia è rimasta ben poca traccia. Quindi per ricordare l’estro artistico del Maestro anconetano l’unica cosa da fare è farsi un giro per il paese di Letojanni e ammirare dall’alto del suo prezioso sfarzo il “Diogene” di piazza Corrado Cagli, statua posta al centro dello slargo che fu donata dallo scultore e pittore quando soggiornava a Letojanni e Taormina nei lontani anni ’60. In quel periodo nel comprensorio jonico ci si poteva fermare a parlare con sua signoria Giuseppe Ungaretti, con Alfonso Gatto e con i divi del Cinema Hollywoodiano. Anni d’oro, certo, che sono adesso evocati in una mostra permanente di cinquanta quadri realizzati proprio da Cagli ed esposti nel Palazzo della Cultura letojannese, proprio in un’ala del Museo “Francesco Durante”, altro illustre personaggio del centro messinese. E cosa si può ammirare all’interno di questo museo? Come già detto, nella Sala Blu e per i corridoi è esposta la collezione originale de “L’Elogio della Follia” e altre opere importanti come il “Narciso” e diverse pitture tribali che hanno contraddistinto per parecchio tempo l’arte primitiva di Cagli. Ma anche un disegno che raffigura il sommo vate Dante Alighieri e lo stemma originale della Robur Letojanni, squadra di calcio che fu finanziata in gran parte dallo stesso Cagli e dal Commendatore Franco Muzzi, creatore della Fondazione dedicata all’artista. Cagli in sostanza amava Letojanni e Taormina, dove aveva acquistato una villa che oggi è di proprietà della famiglia Manuli, ma che è rimasta tale e quale a quella di qualche decennio fa. Anni che l’Amministrazione comunale letojannese, con in testa il sindaco Alessandro Costa e l’assessore alla Cultura, Teresa Rammi vorrebbero far rivivere ad una cittadina profondamente innamorata del suo “artista” prediletto, mai dimenticato veramente e che meriterebbe di essere studiato a scuola.
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