CATANIA. Una storia che rompe i confini tra realtà e finzione. Una riflessione intensa su amore, identità e ruolo dello spettatore. Scritta a quattro mani con Rebecca Testaì, Francesca Ferro dirige e interpreta “La nostra dolce attesa”. Prodotta dall’Associazione culturale Abc, la messinscena rientra nella nuova stagione al Musco con la direzione artistica della stessa Ferro, e sarà di scena a Catania dall’8 aprile al 3 maggio.
«La nostra dolce attesa è una detonazione teatrale sul rapporto tra palco e platea» spiega la regista. «Una domanda aperta su cosa sia l’arte oggi e su quanto siamo disposti a metterci in gioco, come attori e come spettatori, nello stesso spazio condiviso».
A condividere la scena con Francesca Ferro, un cast di primordine formato da Francesco Maria Attardi, Fabio Costanzo, Mario Opinato e Rebecca Testaì (coautrice del testo).
Al centro della narrazione, una coppia in crisi: Gabriele è un marito presente, ma solo fisicamente. Il lavoro lo assorbe, il telefono è il suo vero amore, le riunioni contano più delle cene a lume di candela. Bea, sua moglie, aspetta attenzioni che non arrivano, parole che restano non dette, gesti che si sono persi nella routine. Poi arriva Rudigher. Fascino, mascolinità granitica, sguardo che non chiede permesso. Lui non promette: agisce. E, in quella crepa aperta dall’assenza emotiva di Gabriele, trova spazio per conquistare Bea.
Quando lei scopre di essere incinta, il fragile equilibrio esplode. Gabriele – più ferito nell’orgoglio che nel cuore – reagisce in modo smodato: interrogatori, scenate teatrali, improvvisi slanci di virilità tardiva. Vuole sapere, vuole controllare, vuole rivendicare un territorio che nel frattempo ha smesso di abitare. Rudigher, terzo incomodo ma tutt’altro che marginale, non si tira indietro: è pronto a prendersi le sue responsabilità – o almeno a dichiararlo con fierezza, nonostante i propri problemi di salute. In un vortice di accuse, gelosie e confessioni a metà, “la dolce attesa” si trasforma in un confronto brutale con le proprie fragilità.
E poi qualcosa si inceppa. Progressivamente, lo spettacolo si trasforma e supera i confini del realismo, aprendo a una dimensione metateatrale. Il gioco si fa minaccia. La minaccia diventa credibile. Convenzione e bizzarria, malattia e follia, rabbia e leggerezza, quotidianità e surrealtà si mescolano in un equilibrio imprevedibile. La comicità lascia spazio a un dolore autentico: la rabbia esplode, la voglia di fuggire, la solitudine e la fragilità emergono con forza, ribaltando il registro dello spettacolo. Il riso si trasforma in silenzio. Chi è il padre? E soprattutto: cos’è davvero un uomo? Cos’è davvero il teatro?
In scena dall’8 aprile al 3 maggio, “La nostra dolce attesa” si inserisce dunque nella stagione 2025/2026 del Teatro Musco, offrendo alla platea catanese un percorso variegato che sa coniugare qualità artistica e attenzione al contemporaneo, mantenendo un dialogo aperto tra palco e pubblico.
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