Forza d’Agrò – Un sistema metodico, quasi scientifico, volto a riscrivere l’esito delle urne attraverso una “fabbrica” di falsi residenti. È lo scenario inquietante che emerge dall’inchiesta della Procura di Messina che all’alba di oggi ha scosso Forza d’Agrò, il suggestivo borgo del messinese noto in tutto il mondo come set del Padrino. I Carabinieri della Compagnia di Taormina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale peloritano nei confronti di cinque persone, tra cui il primo cittadino Bruno Miliadò.
Al centro dell’indagine, coordinata dai magistrati della Procura di Messina, vi è l’ipotesi di un’associazione a delinquere finalizzata alla falsità materiale e ideologica in atti pubblici. Secondo gli inquirenti, il sodalizio avrebbe operato per inquinare le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024, quelle che hanno sancito il rinnovo del Consiglio Comunale e la riconferma della carica di primo cittadino.
Il meccanismo era apparentemente semplice quanto efficace: decine di attestazioni di residenza mendaci prodotte per gonfiare il corpo elettorale e garantire un vantaggio competitivo ai candidati del gruppo di potere. Un’operazione che ha visto il coinvolgimento, oltre ai vertici politici, di figure tecniche chiamate a certificare il falso: un agente della Polizia Municipale e un ausiliario del traffico.
Il provvedimento ha disposto gli arresti domiciliari per il sindaco di Forza d’Agrò, un consigliere comunale della sua maggioranza e i due operatori della Polizia Municipale. Per un altro consigliere comunale è scattato invece il divieto di dimora nel comune di residenza. Ma l’inchiesta è ben più vasta: sono complessivamente 72 gli indagati (incluse le 5 misure cautelari), segno di una rete capillare che avrebbe coinvolto decine di cittadini compiacenti disposti a prestare il proprio nome per le finte iscrizioni anagrafiche.


