Mentre la conta dei danni causati dal Ciclone Harry supera il miliardo di euro, la Sicilia si scopre ancora una volta isolata, non solo geograficamente. A dare voce alla rabbia e al dolore di un’intera regione è la cantante Levante, che in una recente intervista ai microfoni di RDS ha rotto il silenzio su quello che definisce un trattamento “a due velocità” da parte del Paese.
Originaria di Caltagirone, l’artista segue con angoscia l’evoluzione della situazione tramite i racconti della sua famiglia. Durante l’intervista, Levante ha descritto un quadro desolante che va ben oltre le immagini delle mareggiate sui lungomari delle province di Messina, Catania e Siracusa:
“Ho contatti costanti con la mia famiglia e chiedo informazioni: al di là dei danni sulla costa, la situazione più drammatica riguarda il raccolto. La mia isola vive di agricoltura e gli aranceti sono stati distrutti.”
Le parole dell’artista non si fermano alla cronaca del disastro, ma scavano solchi profondi in quella che è, a tutti gli effetti, una rinnovata questione meridionale. Levante ha denunciato una disparità di attenzione mediatica e politica che pesa quanto la distruzione tra le strade:
“Vorrei più attenzione sul Sud. Quando il Sud chiede aiuto c’è diffidenza, mentre per altri territori tutta l’Italia si mobilita. Non voglio parlare di razzismo, ma mi dispiace profondamente.”
Levante non è l’unica figura dello spettacolo a essersi spesa per l’emergenza. In queste ore, da Jannik Sinner, che ha rilanciato gli appelli per la raccolta fondi, a diversi esponenti della scena musicale e culturale, il mondo dell’arte sta cercando di sopperire a quella che molti percepiscono come una “sottovalutazione del danno”. Le parole del campione: “Se avessi una pozione magica, farei molto di più. In questo momento non posso far altro che mandare un grande abbraccio a tutti e dire che sono vicino. Purtroppo le parole fanno ben poco in questi casi, la natura a volte porta con se devastazione”.
Numerose le condivisioni sui canali social: dai componenti dei The Jackal Fru e Alfredo Felco, a Pintus, passando per Javier Zanetti, Orietta Berti, Diana Del Bufalo, Christian Zaccardo e molti altri.
Accorato, l’appello di Fabio De Vivo. “La Sicilia non esiste solo d’estate, ma anche d’inverno. Esiste quando il mare non è cartolina, ma violenza. Esiste quando un ciclone spezza una costa, cancella i lungomari, divide territori che erano vita quotidiana. La costa jonica siciliana oggi è spezzata in due. Non è una “semplice alluvione”. È un colpo durissimo a un territorio che vive di mare, lavoro, identità. Ora serve una cosa sola: rumore. Condivisioni, repost, voce che arriva lontano, fino alle istituzioni. Servono soluzioni rapide. Subito. Questo video è solo una goccia, ma tante gocce fanno pressione. E la pressione, a volte, smuove. Condividetelo. Repostatelo. Fatelo girare ovunque. Per la Sicilia. Ferita, sì, ma ancora in piedi e con una dignità enorme”.
Il rapper Vito Shade, sul proprio profilo Instagram, ha trattato in più occasioni la vicenda: “Allora non era solo una mia impressione che non si parli di quello che succede al Sud Italia. Sento parlare di Trump, dell’Ice, giustamente. Ma poi succede qualcosa di brutto a casa nostra e non ne parla nessuno. È una follia, non diamo la colpa alle macchine se ci stiamo disumanizzando. Al Sud c’è tanta umanità, mi girano i cogl…”.
Nelle ultime ore anche Fiorello, dopo aver dichiarato durante “La Pennicanza” che si tratta di “una tragedia sottostimata, di cui i media hanno parlato pochissimo e la situazione è davvero drammatica”, ha postato il conto corrente su cui donare fondi: “Donate quello che potete per l’emergenza ciclone per la regione Sicilia”.
L’appello degli artisti non riguarda solo i ristori economici — con le opposizioni che definiscono “briciole” i 33 milioni stanziati inizialmente dal Governo — ma una vera e propria inversione di rotta culturale. Il tema è politico: l’abbandono infrastrutturale, la fragilità dei litorali e la lentezza dei soccorsi diventano il simbolo di un’Italia che sembra commuoversi solo a intermittenza.
Il “bollettino di guerra” che arriva dalla Riviera Jonica non permette distrazioni. Se da un lato la Protezione Civile, i volontari e gli enti locali lavorano incessantemente, dall’altro resta il senso di abbandono denunciato da Levante.
L’impegno di personaggi così seguiti serve a tenere accesi i riflettori quando le telecamere dei telegiornali nazionali iniziano a spegnersi. La sfida per la Sicilia non è solo rialzarsi dopo il passaggio di Harry, ma farlo con la consapevolezza che la propria dignità non può dipendere dalla latitudine di chi decide i soccorsi.


