Santa Teresa di RIva – Il lungomare non esiste più. Dove un tempo si passeggiava guardando lo Ionio, oggi restano solo i detriti lasciati dalla furia del ciclone Harry. Ma se la ferita ambientale è profonda, quella logistica rischia di mettere in ginocchio l’intera comunità. Santa Teresa di Riva si è svegliata spezzata in due, ostaggio di una viabilità paralizzata che sta trasformando la vita quotidiana in un percorso a ostacoli.
Il nodo della Statale 114
Con il lungomare interamente interdetto, il traffico è collassato sulla Statale 114, l’unica arteria superstite. Al momento, la via maestra rimane percorribile solo in direzione Catania. Verso Messina, il paese è di fatto sbarrato a mezzi pesanti e autobus: l’unica via d’uscita a nord, verso Furci Siculo, passa per il sottopasso di via Sparagonà, un imbuto invalicabile per chiunque guidi un mezzo più alto di 2,30 metri.
L’ipotesi del doppio senso di marcia sulla Statale, adottata da altri comuni limitrofi, qui resta un tabù. Il motivo è matematico: istituirlo significherebbe eliminare 500 posti auto lungo i 3,5 km dei corsi Francesco Crispi e Regina Margherita. Una scelta che l’Amministrazione vorrebbe evitare per non infliggere il colpo di grazia alle centinaia di attività commerciali già provate dall’emergenza.
Il braccio di ferro per i parcheggi
Il sindaco, Danilo Lo Giudice, sta giocando una partita su più tavoli. Da un lato ci sono i terreni recentemente acquistati dal Comune, che però necessitano di tempi tecnici per essere spianati e resi agibili. Dall’altro c’è il “sogno” dell’ex scalo merci della stazione ferroviaria: un piazzale strategico in pieno centro che le Ferrovie dello Stato non hanno mai concesso.
Un nuovo tracciato verso mare?
Da tempo il sindaco Danilo Lo Giudice lavora per dare a Santa Teresa di Riva una via alternativa a quella di Sparagonà. Ed questa che potrebbe in questo momento essere di grosso aiuto alla viabilità cittadina: sfruttare una strada parallela al torrente Savoca. L’idea è quella di creare un nuovo collegamento che attraversi un terreno privato per ricongiungersi alla via Stradella Messina. Il progetto, sulla carta efficace, sbatte però contro un ostacolo d’acciaio: la ferrovia. Senza un nuovo sottopasso, la strada rimane un binario morto.
La palla passa ora alle istituzioni regionali e nazionali. Santa Teresa aspetta risposte, mentre il rombo dei camion fermi all’ingresso del paese scandisce l’attesa di una normalità che sembra ancora lontana.


