Francavilla di Sicilia – Il sipario cala in anticipo, tra veleni e carte bollate. Vincenzo Pulizzi, l’uomo che dal 2017 guidava Francavilla di Sicilia con l’ambizione della “Svolta”, ha rassegnato ieri mattina le sue dimissioni irrevocabili. Un gesto che chiude, con un anno di anticipo sulla scadenza naturale, un secondo mandato logorato da una crisi finanziaria profonda e da un isolamento politico diventato, nelle ultime ore, un assedio insostenibile.
Il redde rationem è scattato quando i cinque consiglieri “superstiti” della sua stessa maggioranza hanno depositato una mozione di sfiducia. L’accusa è pesante: inefficienza gestionale e politica, con particolare riferimento al mancato rispetto dei termini per la presentazione del bilancio riequilibrato dopo la dichiarazione di dissesto dello scorso dicembre. Melania Silvestro, presidente del Consiglio, e i suoi colleghi hanno certificato una «frattura insanabile», rendendo di fatto impossibile ogni forma di collaborazione istituzionale.
Pulizzi, ex esponente di Sud chiama Nord, ha scelto la via dell’anticipo per non concedere ai suoi detrattori il “palcoscenico” della sfiducia in aula. Nella sua lunga lettera di commiato, il lato umano emerge con forza dirompente: «Ho sempre detto che non avrei mai lasciato il timone, ma non ci sto più. Questa forma di ricatto continuo non aiuta la comunità. Lascio con la consapevolezza di aver agito con lealtà istituzionale, affrontando scelte difficili sempre nell’interesse generale».
Il sindaco punta il dito contro quelli che definisce «puerili risentimenti personali», accusando i suoi ex alleati di incoerenza, specialmente chi, fino a pochi mesi fa, sedeva in giunta condividendo ogni scelta.
Per Francavilla si apre ora una fase di incertezza. Le dimissioni diventeranno definitive il 3 aprile. Per un paradosso dei termini tecnici, il paese non potrà andare al voto nella tornata del 24 e 25 maggio: i tempi per il decreto regionale scadranno prima che le dimissioni siano irrevocabili. Risultato? Un commissario straordinario traghetterà l’ente fino al 2027. Mentre il Consiglio comunale resterà regolarmente in carica, la guida politica del Comune rimarrà sospesa, congelata da una crisi che ha trasformato la Valle dell’Alcantara nell’epicentro di una tempesta amministrativa.


