Santa Teresa di Riva – Ci sono storie che non si misurano in ore, ma in decenni, scritte nel silenzio delle ore piccole, quando il mondo fuori tace e i ricordi iniziano a sobbollire come un buon sugo di domenica. Quella di Catena Amatosi Rigano, per tutti Nonna Catina, è la storia di una promessa mantenuta a se stessa e alla propria terra. Dopo quarant’anni di attesa, quel manoscritto nato tra i banchi di una bottega e le mura domestiche è diventato realtà: nasce il libro “Le ricette di Nonna Catina”, un compendio che profuma di tradizione siciliana.
Originaria di Misserio, frazione collinare di Santa Teresa di Riva, la signora Catena ha incarnato per una vita intera l’archetipo della laboriosità messinese. Durante il giorno, il lavoro incessante nella bottega di famiglia non lasciava spazio ai sogni di carta. Ma è stato proprio lì, tra un cliente e l’altro, che ha iniziato a fissare nella mente – e poi su fogli sparsi – i segreti della cucina locale.
Il libro è stato scritto “un po’ alla volta”, rubando ore al sonno. Di notte, quando la fatica del commercio si placava, Nonna Catina riordinava gli appunti: dosi “a occhio”, passaggi tramandati oralmente, varianti di piatti che rischiavano di scomparire.
Il volume non è un semplice manuale di cucina, ma un’opera che raccoglie oltre 700 ricette. Un archivio vastissimo che spazia dai primi piatti poveri della cultura contadina ai dolci elaborati delle festività, costituendo una vera enciclopedia della tradizione siciliana gastronomica.
Nonostante l’imponenza del lavoro, l’intento dell’autrice resta intimo e commovente. Il libro è una dedica d’amore ai suoi nipoti, i primi estimatori della sua cucina. In un’epoca dominata dal fast food e dalla digitalizzazione, Nonna Catina ha voluto consegnare loro una bussola del gusto, affinché non dimentichino mai le proprie radici e il calore di un piatto cucinato con lentezza e dedizione.
Con questa pubblicazione, il sogno di Catena Amatosi Rigano smette di essere un segreto notturno per diventare un patrimonio collettivo, ricordandoci che la cultura di un popolo passa, inevitabilmente, attraverso i sapori della sua tavola.


