MESSINA – Non è più tempo di interventi a pioggia o di difese parcellizzate. Il post-emergenza, dopo il passaggio del devastante evento marino-meteorologico Harry, deve necessariamente passare per un cambio di paradigma politico e tecnico. È questo il cuore dell’intervento del consigliere metropolitano Domenico Santisi, intervenuto durante l’ultima seduta del Consiglio dedicata all’analisi dei danni che hanno sfigurato il litorale messinese.
La tesi di Santisi parte da un presupposto di prossimità: la ricostruzione non può essere calata dall’alto, ma deve respirare l’aria dei comuni. «Nella progettazione e nella ricostruzione è indispensabile il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali», ha ribadito il consigliere, sottolineando come i sindaci rappresentino l’unica vera sentinella capace di interpretare le peculiarità morfologiche e sociali delle zone colpite. Tuttavia, la conoscenza locale non deve tradursi in isolamento.
La critica più forte di Santisi è rivolta alla frammentazione amministrativa che spesso rallenta l’efficacia delle opere pubbliche. Il concetto di approccio comprensoriale diventa quindi il cardine di una nuova stagione progettuale. «Basta lavorare a comparti stagni. Il territorio è unico», ha incalzato Santisi, lanciando un monito ai colleghi e alle istituzioni regionali: agire comune per comune, senza una logica di sistema, rischia di spostare il problema dell’erosione o del dissesto pochi chilometri più in là, vanificando investimenti milionari.
Oltre al cemento e alle barriere frangiflutti, c’è il fattore umano e imprenditoriale. Il consigliere ha acceso i riflettori su ristoratori, titolari di lidi e strutture ricettive che nel fango del ciclone Harry hanno visto scivolare via anni di sacrifici. «Rappresentano un pilastro fondamentale della nostra economia e devono essere al centro di ogni iniziativa», ha ricordato, chiedendo che i ristori non siano solo promesse burocratiche.
Infine, un passaggio di forte peso politico dedicato alle Isole Eolie. Santisi ha chiesto garanzie affinché gli abitanti dell’arcipelago non subiscano una “doppia insularità” psicologica: quella fisica e quella del disinteresse istituzionale. Il timore è che il grido d’aiuto degli eoliani possa perdersi nei corridoi palermitani, replicando quel senso di trascuratezza che, storicamente, la Sicilia lamenta nei confronti del governo centrale.


