Un protagonista d’eccezione per un testo che è un pugno nello stomaco. Valerio Mastandrea porta in scena “Migliore”, capolavoro del compianto Mattia Torre. La storia di un uomo che, dopo un incidente, perde il filtro della buona educazione e scopre che essere cinici, spietati e “peggiori” è la chiave per diventare i “migliori” nella nostra società. Un monologo feroce, geniale e irresistibilmente comico che vi lascerà senza parole.
Prodotto dalla compagnia Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, lo spettacolo verrà rappresentato dall’8 al 10 maggio al Golden di Palermo e poi a seguire dall’11 al 13 maggio all’Abc di Catania (fuori abbonamento), concludendo trionfalmente la stagione Turi Ferro 2025-2026.
Alfredo Beaumont è un uomo qualunque che più qualunque non si potrebbe. Il vessato per antonomasia: dai datori di lavoro, dalla famiglia, dalle donne. Impiegato in un call center per clientela esclusiva di cui assecondare desideri e capricci, nel tempo libero fa volontariato, anche lì con esiti piuttosto deludenti. Soffre d’ansia e di insonnia, in amore è un disastro, ha paura di tutto e quindi tutto subisce, mentre sul suo immediato futuro si allunga l’ombra di un possibile licenziamento.
Un giorno, per eccesso di zelo e goffaggine, è causa di un grave incidente che gli cambia la vita. La colpa è sua, ma la fa franca, viene assolto e diventa un’altra persona. Da mite e servizievole si trasforma in aggressivo senza scrupoli, incutendo il rispetto e l’ammirazione (e l’antipatia) che si devono ai vincenti.
«Mattia voleva raccontare la parabola ascendente di un uomo che, per la sua natura sincera, leale e pura, era abituato a perdere.» spiega Valerio Mastandrea «E credo volesse sottolineare come oggi per occupare un posto da “dirigente” nel mondo (non solo da un punto di vista professionale) ti venga chiesto di rinunciare a quello che sei.»
“Migliore” è una riflessione amara e ironica sui nostri tempi, un racconto sulle persone che costruiscono il proprio successo sulla spregiudicatezza, sul cinismo e sul disprezzo degli altri. E, insieme, sul paradosso dei disprezzati, che difronte a tali figure non si ribellano ma chinano la testa, quasi affascinati, lasciandole passare. Uno spettacolo che fa sorridere e pensare, specchiando le contraddizioni di una società che spesso premia chi peggiore non dovrebbe essere.
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