Giulio Peroni conduce un’esistenza ordinaria, tra comode abitudini e rassicuranti equilibri. Quando l’imprevisto irrompe nella sua vita, però, ogni solida certezza inizia a sgretolarsi: sarà l’incontro con Sofia, unica sopravvissuta di una devastante tragedia familiare, a cambiare per sempre il suo mondo costringendolo a una resa dei conti con le proprie paure, con un passato mai davvero sepolto, con una canzone che sembra segnare un destino già scritto.
Potrebbe essere sintetizzato in questo modo l’ultimo romanzo thriller del taorminese Mario D’Agostino che ritorna sugli scaffali delle librerie con una creatura intitolata “Gloomy Sunday. Una domenica triste” (Edizioni Albatros Il Filo, 358 pagine, 2025). D’Agostino tesse anche stavolta una storia in cui ad essere preminente non è tanto la trama, puranche ben costruita e lineare, bensì il grado di eleganza della sua penna, sempre scintillante e caparbia.
Con dialoghi serrati e pungenti, per nulla scontati, riesce ad arrivare dove parecchi autori di libri di suspence non giungono, mettendo in risalto la sua vena di scrittore autentico e brillante. Con questo nuovo romanzo, D’Agostino si distingue per una narrativa intensa e introspettiva, capace di intrecciare tensione, mistero e riflessione umana. La sua scrittura è la naturale estensione di un’osservazione attenta della vita, maturata tra corsie ospedaliere, esperienze umane e sensibilità artistica. D’altronde, chi meglio di lui è in grado di narrare il dolore.
Quel dolore che ritrova quotidianamente nel suo ambiente lavorativo. Simile forse a quel Mario Tobino che da psichiatra trasmise su carta le sue esperienze tra i corridoi dei manicomi, D’Agostino incanala il suo ruolo di oncologo nelle cavità del cuore di ogni paziente. “Gloomy Sunday. Una domenica triste” non è dunque solo un thriller inquietante e sottile, che scava nelle profondità della mente umana e mette in discussione ogni verità, anche la più semplice. Ma soprattutto un atto d’amore verso gli altri. Verso la scrittura.


